ANCORA D’ATTUALITA’ IL CASO DELLE PROTESI ALL’ANCA TOSSICHE DELLA DE PUY


E’ ancora d’attualità purtroppo il caso delle protesi all’anca commercializzate dalla De Puy, società
facente parte del gruppo Johnson & Johnson, impiantate su migliaia di pazienti anche in Italia e
rivelatesi difettose e altamente dannose per la salute.
Anche lo Studio Legale dell’Avv. Sigmar Frattarelli sin dal 2013 si è occupato di diversi casi di
pazienti danneggiati dalle protesi tossiche della De Puy.
Ancora oggi continuano a verificarsi casi di pazienti portatori di protesi all’anca De Puy costretti
alla rimozione e sostituzione della protesi difettosa dopo avere subito sofferenze fisiche per il
malfunzionamento della protesi e l’intossicazione del sangue per il rilascio di cromo e cobalto in
valori anomali.
Era l’agosto del 2010 quando la ditta Johnson & Johnson diffuse un avviso di sicurezza a livello
europeo, annunciando la sospensione della commercializzazione ed il ritiro dal mercato delle
protesi d’anca De Puy.
La notizia fu per il mondo sanitario assai sorprendente e allarmante, dal momento che questi
dispositivi avevano rappresentato per quasi un decennio uno dei migliori prodotti utilizzati nel
campo dell’ortopedia protesica.
A distanza di anni, ancora oggi continuano ad arrivare segnalazioni di nuovi casi di pazienti che
hanno dovuto sostituire la protesi in quanto dolorosa e rilasciante valori di cromo e cobalto in
aumento esponenziale nel sangue, nonché di pazienti che lamentano sintomi connessi alla rottura
della protesi e alla conseguente metallosi, destinati quindi a procedere all’inevitabile reimpianto.
Va ricordato che dopo l’annuncio del ritiro delle protesi dal mercato il Ministero della salute aveva
provveduto a pubblicare l’annuncio e contemporaneamente aveva dato informazione ai chirurghi
ortopedici, alle strutture ospedaliere italiane pubbliche, private ed accreditate che si sarebbero potuti
verificare «scollamenti delle componenti, sacche di liquido, dislocazione, sensibilizzazione al
metallo e dolore». Aveva invitato pertanto i pazienti che avevano subito questo intervento a recarsi
dal medico di fiducia per controllare la provenienza dell’impianto e il livello di cromo e cobalto nel
sangue.
Queste protesi di rivestimento e il sistema acetabolare sono state impiantate a pazienti italiani a
partire dal marzo 2004. In tutto il mondo la De Puy ha venduto circa 93 mila sistemi ASR. In Italia,
più di 4.500 a oltre 200 strutture ospedaliere. Solo nel periodo dal 2003 al 2010 1.500 pazienti, su
4.800, hanno dovuto sostituirla e successivamente i casi sono aumentati in numero esponenziale e
ancora oggi se ne verificano numerosi.
Ben presto infatti le protesi si sono rivelate tossiche e difettose in quanto le componenti metalliche
della protesi sfregando tra di loro, rilasciano microparticelle nel sangue, ovvero ioni di cromo e ioni
di cobalto rilasciate in quantità tali da rivelarsi pericolosamente tossiche.
I sintomi che la protesi d’anca De Puy può generare nel paziente sono quelli dell’avvelenamento,
dell’infezione, fino a danni articolari gravissimi.
Tutti i casi di intossicazione legati a pazienti con protesi d’anca De Puy in cromo-cobalto impiantata
si sono rivelati nella forma delle gravi infezioni, conseguenze di un avvelenamento (mal di stomaco,
dolori insopportabili) ma anche infiammazioni che con il tempo hanno causato gravi danni al
tessuto osseo e all’articolazione e problemi di deambulazione.


Tali protesi sono costituite interamente da metallo, nella coppa e nella testa femorale. Il metallo
utilizzato rilascia ioni metallici, soprattutto di cobalto, che possono causare una reazione da corpo
estraneo, che a sua volta può determinare lo scollamento della protesi. Inoltre, il cobalto, in
determinate concentrazioni, può essere tossico e causare problemi neurologici e dolori muscolari. I
suoi detriti possono quindi raggiungere i tessuti molli del corpo umano e causare danni.
Numerosissime, pertanto, sono state le richieste di risarcimento danni promosse dai pazienti già a
decorrere dal 2010, e ancora oggi continuano a pervenire presso i Tribunali italiani domande
risarcitorie dirette ad ottenere il risarcimento per le lesioni fisiche subite, per le sofferenze e i dolori
patiti fino alla sostituzione della protesi, e per la metallosi causata dalla intossicazione del sangue da
cromo e cobalto.
AVV . SIGMAR FRATTARELLI

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